Il paradosso del Cav. Zagrebelsky
Stai a vedere che alla fine “la Costituzione più bella del mondo” la salverà Silvio Berlusconi. Lo farà da par suo, come preannunciato ieri dai capigruppo di Forza Italia al presidente della Repubblica, e cioè facendo mancare in Parlamento la maggioranza qualificata necessaria a proteggere un’eventuale modifica dell’articolo 138 della Carta da qualsiasi iniziativa referendaria. In altre parole: la sola via di riforma costituzionale percorribile dalle piccole e furbe intese presiedute da Enrico Letta e Angelino Alfano, il passepartout politico residuo per un esecutivo dai numeri gracili e dalle idee timide, diventerà nelle prossime settimane oggetto di un fuoco congiunto da parte di opposizioni che più diverse non si può: Forza Italia e grillini. Leggi anche Napolitano: "Con nuova maggioranza serve un passaggio parlamentare". E Forza Italia può bloccare le riforme
23 AGO 20

Stai a vedere che alla fine “la Costituzione più bella del mondo” la salverà Silvio Berlusconi. Lo farà da par suo, come preannunciato ieri dai capigruppo di Forza Italia al presidente della Repubblica, e cioè facendo mancare in Parlamento la maggioranza qualificata necessaria a proteggere un’eventuale modifica dell’articolo 138 della Carta da qualsiasi iniziativa referendaria. In altre parole: la sola via di riforma costituzionale percorribile dalle piccole e furbe intese presiedute da Enrico Letta e Angelino Alfano, il passepartout politico residuo per un esecutivo dai numeri gracili e dalle idee timide, diventerà nelle prossime settimane oggetto di un fuoco congiunto da parte di opposizioni che più diverse non si può: Forza Italia e grillini. Da una parte c’è il partito dell’ex premier che tentò per primo (e senza successo, nel 2006) di ammodernare la Carta come adesso vorrebbero Napolitano e Letta, ma che è stato brutalmente estromesso dal Senato per sentenza politico-giudiziaria; accanto ci sarà il Movimento cinque stelle che del feticcio costituzionale s’è fatto araldo rabbioso e ostinato, insieme con la banda del Palasharp dell’emerito Gustavo Zagrebelsky con il suo seguito di MicroMega, Popolo Viola, frattaglie salottiere e dispersi dipietristi.
Drôle de guerre? Come stupirsene, ormai. Succede anche questo, quando si decide di espellere come un calcolo renale il leader del solo partito grancoalizionista uscito dalle urne, il Pdl, capace di attrarre a sé il Pd sopravvissuto alle scappatelle grilline di Pier Luigi Bersani e rimetterlo nella carreggiata riformista d’intesa con il Quirinale. Esperimento necessario, allora, fallimento conclamato oggi. Con il risultato che adesso i voti berlusconiani diventano non soltanto decisivi per il quieto vivere parlamentare, nelle commissioni e nelle pieghe della burocrazia amministrativa di Palazzo, ma acquisiscono pure un valore simbolico-politico ulteriore. L’effetto collaterale è straniante e da godere: la moltitudine dei paladini del suprematismo costituzionale, quelli che due giorni fa stappavano bottiglie sfiatate mentre il Senato chiudeva la porta in faccia al Caimano, adesso si ritrovano alleati de facto con la sua ineffabile incazzatura da extraparlamentare.